lunedì 15 marzo 2010

Ricerca 2 - Prodotti proprietari e prodotti open source. Approcci commerciali dei due mondi.

Le differenze

Ultimamente si sente parlare molto di software libero e di software open source, anche su giornali e riviste non specialistiche, ma quanti di noi conoscono la differenza di questi due tipi di software tra di loro e rispetto al software proprietario? Vediamo di fare un po' di luce.
Il software proprietario
è un software di cui riproduzione, modifica, distribuzione e utilizzo sono vincolate a una richiesta di permesso o addirittura categoricamente proibite. Molto spesso il codice del software proprietario non è reso pubblico proprio per ostacolare chi volesse violare le clausole che lo proteggono e leggi ben precise ne impediscono la ridistribuzione.
Il software libero
è invece un software non sottoposto ad alcun vincolo, lasciando così l'utente libero di farne ciò che desidera. Il concetto di software libero è nato nel 1984 quando Richard Stallman, allora al MIT, decise di voler provare a creare, assieme ad altre persone, un sistema operativo del tutto libero. Secondo Stallman ci sono quattro libertà fondamentali dell'utente, che egli enumera così:
• la libertà 0
è la libertà di eseguire il software, per qualsiasi scopo;
• la libertà 1
è la libertà di poter studiare e modificare il software, di poterlo controllare per fargli fare ciò che all'utente serve che faccia;
• la libertà 2
è la libertà di poter liberamente ridistribuire il software a chiunque ne abbia necessità, la libertà cioè di poter aiutare il prossimo;
• la libertà 3
è la libertà di migliorare il software e di rendere disponibile a tutta la società la versione contenente tali migliorie.
Per garantire e proteggere queste libertà da lui considerate imprescindibili, Stallman ha anche dato il via al progetto GNU con le varie licenze ad esso connesse, come per esempio la GPL (General Public License). Come si vede, la filosofia dietro al software libero si basa principalmente su basi etiche e sociali, lo scopo è quello di avere la maggiore libertà possibile: non solo libertà di scelta tra software proprietario e software non proprietario ma la libertà fondamentale di poter conoscere, controllare e modificare il software e, soprattutto, di poter far sì che tutta la società possa beneficiarne.
Nel 1998 è cominciata a circolare la definizione di software open source, che spesso viene ritenuto sinonimo di "software libero". Che non sia così lo si capisce perfettamente guardando i due differenti approcci e le due filosofie che sottostanno ad essi. La cosa importante per gli sviluppatori open source è che il codice sorgente sia conosciuto, ma se anche questo dovesse incorporare parti di codice proprietario ciò viene tollerato senza problemi, basta che anche quel codice sia "aperto" (e cioè pubblico) - per esempio il sistema TiVo, pur basandosi su un sistema operativo Linux e perciò open source, contiene comunque parti di codice proprietario e cioè il client stesso, che la TiVo Inc. definisce come "NOT in the public domain, and the terms of the GPL do NOT apply to that application" ["NON nel pubblico dominio e i termini della GPL NON valgono per tale applicazione"]. Si vede perciò come a fronte di un approccio sociale come quello del progetto GNU, l'open source sia più un approccio metodologico che non approfondisce problemi etici o di libertà fondamentali: ciò che gli sviluppatori open source sostengono è che la disponibilità del codice sorgente permetterà di modificarlo e migliorarlo in modo più rapido, ma il concetto di libertà resta del tutto alieno al loro punto di vista. I due movimenti, open source e software libero, convivono pacificamente e hanno anche spesso collaborato ma sono senza dubbio due realtà ben diverse.

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