lunedì 1 marzo 2010

Ricerca 1 - Riflessioni sulle cause che hanno provocato il calo delle iscrizion all'Università in Italia

bivioLa crisi galoppante, il calo demografico, la corruzione della classe politica, tutte queste possono essere considerate cause del calo delle iscrizioni Universitarie. Ma, dal canto loro, gli istituti universitari fanno abbastanza per far si che mondo del lavoro e corsi di studi si incontrino (e soprattutto interagiscano tra loro)?

Ecco alcuni dati sui quali riflettere.

Il sito dell'Università La Sapienza di Roma ha rilevato che per l'annualità 2009/2010 gli iscritti al primo anno sono in totale 32.649, che si vanno ad aggiungere ai 103.277 iscritti agli anni successivi al primo, per un totale di 135.926.
Confrontando i dati relativi all'annualità precedente si evidenzia un calo nel numero degli studenti del primo anno pari a 3.283 unità, che diventano 9.111 studenti in meno rispetto al numero totale degli iscritti.

In particolare, considerando la sola facoltà di Scienze della Comunicazione il trend negativo del numero degli iscritti al primo anno risulta essere pari a circa 300 unità di studenti in meno, dati rilevabili dal confronto delle annualità 2008/2009 e 2009/2010.

Dai dati diffusi dal MIUR, non ancora completi perchè risalgono al mese di novembre, sembra che nell'anno accademico 2008/2009 le immatricolazioni nei corsi di laurea siano diminuite rispetto all'anno precedente del 2,39% a livello nazionale.

A questo punto ci si può chiedere a cosa si può ricondurre il fenomeno.
Un primo aspetto da considerare è il prestigio perso dalla Università italiana nel corso degli ultimi decenni, in parte a causa delle tare ataviche che non hanno alcun senso di esistere in una società moderna qual è la nostra.
Ma tra le fattispecie che non si può fare a meno di prendere in considerazione deve essere annoverata la crisi economica strisciante che ha colpito l’Italia nel corso degli ultimi anni.
E' indubbio che le famiglie di reddito medio/basso, che costituiscono una parte significativa della popolazione universitaria italiana, hanno risentito in misura maggiore di questa crisi. Checchè ne dicano i politici, l’inflazione in Italia non è quella indicata dall’Istat: ogni famiglia percepisce gli aumenti in modo diverso a seconda del proprio reddito. Per le famiglie di reddito medio-basso i beni alimentari, quelli di consumo quotidiano e il costo dei carburanti hanno un impatto enorme nel bilancio familiare… e sono proprio questi beni quelli che hanno avuto gli aumenti maggiori da alcuni anni a questa parte!
L’aumento di queste spese ha alterato inevitabilmente l’equilibrio del bilancio familiare nei redditi più bassi, intaccando in modo evidente la disponibilità a sostenere le spese che l’esperienza universitaria comporta: tasse e contributi richiesti dagli atenei, spese di trasporto, costo dei libri, affitto di alloggi per i fuorisede, costo per il sostentamento, ecc.
In effetti questo calo di immatricolazioni si è manifestato in misura maggiore proprio nelle aree economicamente più depresse, dove è maggiore la percentuale di famiglie a reddito medio-basso.
A questo punto, con la crisi internazionale che è sopraggiunta, vedremo quali saranno gli sviluppi. La maggiore precarietà e difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro porteranno ad un aumento delle iscrizioni universitarie? L’Università verrà vista come un parcheggio per i disoccupati in cerca di lavoro oppure rappresenterà la possibilità di affrancarsi da una situazione economica disagiata?

Il calo delle iscrizioni all'Università non è solo un problema romano, e tantomeno italiano, tanto che in Francia il tema è affrontato sia dalla stampa che a livello istituzionale. Il Presidente Sarkozy propone di favorire l'accesso agli studi universitari da parte degli studenti meritevoli ma poveri, appartenenti alle classi sociali meno agiate, segno che anche il fattore economico, dopo il boom delle iscrizioni del 2000, torna ad avere un peso significativo nella formazione della classe dirigente del Paese.

La pensa così anche Giorgio Paterna, coordinatore nazionale dell'Unione degli Universitari, che afferma "La preoccupazione del legislatore nel soffocare il sistema universitario di continue riforme senza pensare al diritto allo studio e alla condizione in cui versa la comunità studentesca, soprattutto delle fasce più deboli comporta oggi, in piena crisi economica, un forte problema sociale nel proseguimento degli studi e nel conseguimento della laurea da parte, in particolar modo, dei capaci e meritevoli anche se privi di mezzi che non hanno lo studio del padre pronto per ospitarli”.

Ovviamente la riflessione richiede l'apporto di ulteriori elementi valutativi affinchè l'analisi possa essere approfondita e si possa offrire come elemento di discussione. Ma già da questi primi dati emersi ritengo si evincano spunti sufficienti per sollecitare l'attenzione del lettore verso le politiche poste in essere dagli organi preposti al governo della nazione affinchè lo studio non diventi appannaggio esclusivo di quanti hanno i mezzi economici, e solo quelli, per accedere ai corsi di studi, livellando, in questo modo, verso il basso tutta la società italiana.


Monica

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